Friday, May 13, 2005

Mon dieu (2)

Dovresti essere deceduta, o almeno e' quello che succede di solito quando ci si butta nel fiume; paradiso o inferno ha poca importanza, quello che importa e' che sei irrimediabilmente morta.
Questo aldila' e' alquanto strano: ricordi perfettamente tutto quello che e' successo nella tua vita, anche l'ultimo tragico istante, e riesci a percepire degli strani odori, forse l'anticamera della dannazione eterna. Una calda coperta di lana grezza pare accoglierti nel suo grembo. Non ti piace questa sistemazione, ricorda troppo quello che hai lasciato. Attendi sviluppi.
Ti accorgi che puoi muovere anche gli occhi, hai persino delle palpebre. Non possono essere veri occhi e reali palpebre, non qui nell'indefinito. Non deve essere cosi' dannatamente reale.
Una volta aperte le immaginarie palpebre, quello che ti si presenta davanti agli occhi e' quanto di piu' inimmaginato: un sottotetto di spesse travi di quercia, un abbaino su qualcosa di indefinito - forse il nulla -, un paravento alla tua destra e un tintinnio al di la di questo. Dei vecchi ottoni sparsi qua' e la.
Quel tintinnio si sta avvicinando, speri che sia colui che giudichera' il tuo operato, che ti fara' fuggire da questo luogo troppo terreno. Avverti un'incredibile stanchezza, deve essere necessariamente dovuta all'impotenza manifesta nei confronti di colui che s'avvicina. Colui che ti dannera' in eterno. Perche' non meriti la salvezza, semplicemente non la vuoi. Pensi che sia tutto finito.
E crolli di nuovo; non prima, pero', di aver avvertito un particolare frammento del tuo blues preferito.
Questo al di la' non ti piace, ma non si puo' piu' tornare indietro.

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